Vi sono alcuni scrittori che mantengono inalterato negli anni il loro carisma.

Cesare Pavese è indubbiamente uno di questi. Per il suo carattere schivo, per la sua curiosità rispetto ai fermenti letterari dell'epoca e

soprattutto per i suoi romanzi che a sessant'anni dalla scomparsa si propongono ancora in modo moderno ed accattivante. Pavese fu scrittore, giornalista e traduttore di grandi classici americani che contribuì a far conoscere al nostro Paese.

Quei grandi intellettuali d'oltre Oceano aprirono gli orizzonti

angusti della cultura italiana nel periodo della dittatura fascista e diedero corpo alle speranze di libertà e di democrazia presenti in Italia.

Ora che è scomparsa Nanda Pivano questa affermazione mi sembra ancor più chiara e lampante.

Gli scritti di Pavese risultano illuminanti, inoltre, per comprendere la realtà contadina di quegli anni in una fase di grandi trasformazioni economiche.

Chi vuole assaporare il clima nel quale prese corpo e si consolidò la sua opera può visitare a Santo Stefano Belbo (Cn) la Fondazione Cesare Pavese. Mostre, biblioteca, convegni si svolgono in una palazzina d'epoca e consentono un valido approfondimento dell'opera pavesiana.

Sono inoltre percorribili e visitabili quei luoghi che ritroviamo

spesso nei suoi scritti: la casa, il Moncucco, la stazione, il fiume Belbo e così via. Imperdibile per gli amanti della letteratura.


Maurizio Bartolucci

venerdì 19 novembre 2010

I luoghi pavesiani

 
 

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